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E ANCORA NON SI CONOSCE L'IDENTITA' DEL VERO INQUINATORE DELL'AREA INDUSTRIALE DI BARLETTA

(TEMPO TRASCORSO DALLA PUBBLICAZIONE DELLO STUDIO IDROGEOLOGICO CNR/ARPA E DALLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEL RESPONSABILE DELL'INQUINAMENTO)

“A totale dimostrazione dell'impegno e del comportamento responsabile della Timac nei confronti dei lavoratori, della comunità locale e delle amministrazioni pubbliche, è importante ricordare che negli ultimi tre anni sono stati spesi a Barletta 4 milioni di euro per coniugare l’attività imprenditoriale, i posti di lavoro e la tutela dell’ambiente, implementando procedure di messa in sicurezza operative definite e concordate con gli enti in numerose conferenze di servizi e, ancora, puntando sullo sviluppo futuro innovando le infrastrutture industriali dello stabilimento di via Trani”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Nonostante tutto ciò – prosegue la nota – la procura ha inteso rafforzare il suo già pesantissimo provvedimento cautelare revocando la facoltà d’uso dello stabilimento, sulla base di una perizia tecnica che ancora una volta sembrerebbe non tenere conto dei dati più aggiornati, sembrerebbe disconoscere tutte le attività messe in atto dall’azienda e approvate dagli enti preposti in materia di messa in sicurezza operativa oltre a non considerare la ferma volontà, espressa dall’azienda in tutti i modi, di volersi adoperare concretamente per risolvere il problema dell’inquinamento storico”.

“Come sempre detto – continua la nota – anche in questa nuova situazione, l’azienda mantiene fermo l’impegno preso da tempo con opinione pubblica ed enti locali e non si sottrarrà alla promessa di bonificare un sito che presenta un inquinamento in parte storico (dovuto a precedenti gestioni societarie) e in parte esterno allo stabilimento. Per tale ragione in queste ore abbiamo già interpellato l’Arpa per definire procedure concordate per la bonifica del sito”.

“Purtroppo – conclude Timac – siamo consapevoli che tutto questo non risolverà i problemi ambientali di Barletta e tantomeno dell’area industriale, come dimostrato dallo studio CNR trascurato da 684 giorni”.

Il Tribunale di Trani sospende la facoltà d’uso dello stabilimento Timac. Si tratta di un provvedimento immediatamente esecutivo, che ha effetto dal primo maggio e che i legali dell’azienda giudicano totalmente incoerente con le numerose decisioni che lo stesso Tribunale, nella persona della giudice Angela Schiralli, aveva ripetutamente assunto”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Se per due anni non c’è stato rischio per l’ambiente e per la salute, e tale condizione non è in alcun modo cambiata, come dimostrano tutti i rilievi effettuati per parte pubblica da Arpa e per parte privata dalla società Amec, questa decisione appare come un fulmine a ciel sereno. Infatti – prosegue la nota – Timac ha sempre ottemperato a tutto quanto è stato deciso nelle conferenze di servizi partecipate dagli enti locali e alla luce di un tavolo di confronto tra i tecnici della procura e quelli dell’azienda, per porre rimedio all’inquinamento storico causato dalle precedenti amministrazioni societarie dello stabilimento, così come sottolineato dalla stessa magistratura nel suo provvedimento”.

Timac – continua la nota – farà il possibile per garantire la continuità delle operazioni di messa in sicurezza dell’area (ad esempio, il pump and treat) già attivate in accordo con gli enti preposti. A far data dal primo maggio l’attività dello stabilimento sarà sospesa e i dipendenti non saranno chiamati a svolgere la propria attività lavorativa, salvo nuova comunicazione da parte dell’azienda, ma continueranno a essere regolarmente retribuiti”. 

Nel merito del provvedimento assunto dalla magistratura locale – conclude Timac – l’azienda è non solo più determinata che mai a far valere le proprie ragioni, ma è certa di dimostrare un operato corretto e specchiato”.

Timac Agro Italia è tra le imprese motrici in grado di trainare la ripresa della Regione Puglia. A sostenerlo, in un approfondito intervento pubblicato oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno, il professor Federico Pirro, docente di Storia dell'Industria e di Storia dell'Industria editoriale contemporanea nell'Università Aldo Moro di Bari.

Secondo il professore, è necessario smentire il pregiudizio secondo cui la Puglia sia “irrimediabilmente segnata dal sottosviluppo e da una desertificazione industriale, con il relativo collasso dell’apparato di produzione manufatturiera”. La Puglia infatti, come ricorda Pirro, è divenuta ormai una delle maggiori aree economiche del Paese. Nel 2016 è risultata la terza regione del Sud, dopo Campania e Sicilia, per il Pil, pari a 70,8 miliardi e valore aggiunto del totale delle attività economiche (65 miliardi), risultando la nona in Italia per gli stessi indicatori. Nel 2015 – considerando gli ultimi dati consultabili - la Puglia è stata la 4° nel Paese per il valore aggiunto dell’agricoltura e l’8° per quello del settore industriale.

Nell’articolo sono passati in rassegna tutti i principali siti produttivi del territorio: dall’acciaio all’agroalimentare, dall’aerospazio all’automotive, dalla chimica di base all’Ict. Tra questi emerge - al fianco di Ilva, FPT, Princess Mitsubishi e Leonardo -  Timac Agro Italia.

L’azienda, che dal 1991 produce e commercializza fertilizzanti, fa capo alla multinazionale francese Roullier. Nel suo stabilimento produttivo a Barletta dà lavoro a 268 persone. Fiore all’occhiello dell’attività di Timac Agro Italia è il concetto di fertilizzazione sostenibile, realizzato in modo che gli elementi minerali siano interamente assorbiti dalle radici senza rimanere nel suolo e quindi senza produrre inquinamento.

Insomma in Puglia la ripresa c’è, anche grazie agli investimenti internazionali che hanno creato decine di migliaia di posti di lavoro. E Timac ne è protagonista attiva.

Una partnership tecnologica per migliorare la produzione di zucchero e aumentare i margini di redditività dei bieticoltori. Protagonisti dell’accordo due big dell’agroalimentare, Timac Agro Italia, della multinazionale francese Roullier, e Coprob, la cooperativa di Minerbio, nel Bolognese, che con 284mila tonnellate di zucchero all’anno, pari a una quota del 56% della produzione nazionale, rappresenta il maggior produttore in Italia del settore bieticolo-saccarifero.

L’accordo ha una durata di tre anni e sancisce la collaborazione tra la cooperativa e il centro di ricerche del gruppo francese – il più grande centro privato d’Europa dedicato alla nutrizione – per l’incremento delle performance produttive e qualitative della barbabietola da zucchero e della sua trasformazione industriale.

«Il centro, per l’innovazione nel settore della nutrizione vegetale e animale, è stato inaugurato due anni fa e occupa 150 ricercatori», spiega Pierluigi Sassi, amministratore delegato di Group Roullier Zone Italie, la holding che è il braccio italiano del gruppo d’oltralpe e che opera nel campo dei fertilizzanti, degli integratori alimentari per la zootecnia e del food. «Al suo interno – prosegue Sassi – sono state concentrate tutte le competenze sviluppate dal gruppo nell’innovazione e con la partnership puntiamo a sviluppare nuovi prodotti fertilizzanti maggiormente adeguati alle esigenze delle imprese che fanno capo a Coprob».

Esigenze che partono dai campi, con l’assistenza tecnica agli imprenditori agricoli garantita dai 150 agronomi di Timac Agro Italia, una delle aziende della holding, per una produzione di avanguardia capace di aumentare la resa delle coltivazioni. Coprob Italia associa 5.700 aziende agricole tra Emilia Romagna e Marche. Con un bacino bieticolo di 36mila ettari e un fatturato superiore ai 200 milioni, occupa 270 addetti ai quali si aggiungono ogni anno circa 300 lavoratori stagionali. Oltre all’impianto di Minerbio, dove è dislocato il quartiere generale, può contare anche su un secondo stabilimento che a Pontelongo, in provincia di Padova, serve l’area del Veneto.

«I cambiamenti climatici in atto – dice Claudio Gallerani, presidente di Coprob – rendono necessaria e urgente l’accelerazione della ricerca per consentire ai bieticoltori di avere un’alta produttività e di conseguenza una buona redditività. L’accordo con Timac Agro Italia e con il gruppo Roullier è una grande occasione per la bieticoltura italiana per fare un salto di qualità». La multinazionale francese opera nel settore dei concimi, della zootecnia e dell’alimentazione. Fondata alla fine degli anni Cinquanta, oggi (con 8mila dipendenti) dispone di 70 stabilimenti nel mondo e fattura oltre 3,2 miliardi di euro.

 

Qui per leggere l'articolo pubblicato dal Sole 24 Ore il 2 gennaio 2018

Timac Agro Italia, azienda leader nel settore dei fertilizzanti con sede a Barletta e Ripalta Arpina, ha ottenuto il riconoscimento “Best International Client Award” da parte di Lloyd’s Register Quality Assurance, uno dei più importanti enti di certificazione di qualità a livello mondiale, nei settori “qualità” e “ambiente”.

Il riconoscimento è stato attribuito all’azienda di Groupe Roullier Zone Italie in virtù del “costante impegno nell’integrazione, nella strategia aziendale, dei principi di sostenibilità e nel darne continuo riscontro agli stakeholder in modo trasparente e non autoreferenziale”.

L’attestato riconosce, inoltre, a Timac Agro Italia di aver attuato con successo, all’interno del proprio sistema produttivo, due tra le più significative certificazioni internazionali: la ISO 9001:201, che dimostra che il sistema di gestione della qualità dell’impresa è conforme a uno standard di eccellenza, e la ISO 14001:201, che attesta che l’azienda ha un sistema di gestione adeguato a tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività e ne ricerca sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e soprattutto sostenibile. 

Il riconoscimento è stato negli anni attribuito ad altre aziende come Astaldi, Bridgestone e General Electric. 

Siamo molto soddisfatti che l’impegno di Timac Agro Italia verso una produzione di qualità e rispettosa dell’ambiente sia riconosciuto a livello internazionale con un’attestazione così prestigiosa – dichiara Pierluigi Sassi, amministratore delegato di Groupe Roullier Zone Italie – Un impegno nel quale sono gli stessi lavoratori a riconoscersi in prima persona, come confermato dall’ultimo Bilancio di Sostenibilità. Il premio è dunque un ulteriore stimolo a proseguire in questa direzione, nel segno dell’innovazione, della qualità e del rispetto per l’ambiente”.  

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 21 dicembre 2012

Patto nel segno dell’innovazione in agricoltura tra due colossi del settore: Bonifiche Ferraresi (BF), la più grande azienda agricola italiana per superficie utilizzata, circa 7.000 ettari interamente in Italia (4.500 ettari in provincia di Ferrara, 1.500 ettari in provincia di Cortona e 1.000 ettari in provincia di Oristano) e Timac Agro Italia, società del Gruppo Roullier, leader mondiale nel campo dei fertilizzanti che si va ad aggiungere ai partner tecnologici di BF tra cui John Deer e ISMEA, per fornire il know-how più avanzato e la massima competenza in ambito nutrizionale.

Sulla base dell’accordo di partenariato strategico triennale, Timac Agro Italia si impegna a mettere a disposizione di Bonifiche Ferraresi l’eccellenza di produzione in materia di fertilizzanti, sfruttando le innovazioni derivanti dall’attività del Centro Mondiale dell’Innovazione, il più grande centro di ricerche privato d’Europa dedicato alla nutrizione, inaugurato dal gruppo francese a Saint-Malo nel 2016, e la propria rete di esperti, la più vasta esistente sul territorio nazionale. L’innovazione è la chiave decisiva per comprendere l’accordo tra la società guidata da Federico Vecchioni (ad di Bonifiche Ferraresi) e Pierluigi Sassi (ad di Groupe Roullier Zone Italie).

Il partenariato con Bonifiche Ferraresi è un ulteriore passo avanti nell’intenso processo di sviluppo della multinazionale francese in Italia. Dopo oltre 25 anni di attività e di successi crescenti nel settore dei fertilizzanti, infatti, il 22 settembre scorso il Gruppo Roullier ha deciso di rafforzare la propria presenza investendo anche in altre due aree di lavoro storiche, la zootecnia e l’agroalimentare, con la creazione della nuova holding “Groupe Roullier Zone Italie”, specificatamente dedicata al mercato agroalimentare nazionale.

L’accordo di partenariato con Bonifiche Ferraresi – dichiara Pierluigi  Sassi – è motivo di grande soddisfazione per Timac Agro Italia e per il Gruppo Roullier che riconosce in Bonifiche Ferraresi una delle eccellenze  del sistema agroalimentare italiano”.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dal Quotidiano Nazionale il 18 dicembre 2017

Timac Agro Italia ha presentato per il secondo anno di seguito il proprio Bilancio di Sostenibilità. Obiettivo dell’iniziativa: «Illustrare i risultati ottenuti dall’azienda nella promozione di uno sviluppo sostenibile, cioè di un’atti - vità imprenditoriale compatibile con un contesto di lavoro confortevole e positivo, con la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e dell’intero ecosistema che ci circonda». Alla conferenza stampa nella fabbrica, in via Trani, hanno partecipato Cédric Vienet (direttore dello stabilimento Timac di Barletta), l’ing. Giuseppe Lombardi (responsabile ambientale dello stabilimento Timac di Barletta) e Andrea Camaiora (responsabile delle relazioni esterne dell’azienda).

«Nel corso del 2016 - è stato sottolineato - Timac Agro Italia ha consolidato gli impegni già assunti in passato verso il raggiungimento di una sostenibilità sociale e ambientale. Gli interlocutori sociali e istituzionali di Timac hanno contribuito a definire gli obiettivi da raggiungere. A Barletta, per esempio, il Bilancio di Sostenibilità ha tenuto conto delle indicazioni offerte dall’allora presidente della Commissione Ambiente del Consiglio comunale, Filippo Caracciolo, che è stato il solo rappresentante istituzionale barlettano, tra tutti quelli coinvolti, a indicare le priorità di carattere ambientale e sociale che l’azienda avrebbe dovuto cercare di perseguire nel tempo». E poi: «In un’ottica di consolidamento del principio di sostenibilità ambientale - ha detto Camaiora - l’azienda ha confermato l’impegno a realizzare prodotti che salvaguardino la natura migliorando la nutrizione vegetale e permettendo così di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione mondiale. E’ stato colto a pieno, inoltre, l’obiettivo promesso da Timac con il Bilancio di sostenibilità 2015-2016: creare un’organizzazione trasparente capace di interloquire con gli enti locali, le autorità e l’opinione pubblica e sono state confermate le ottime performance delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell’azienda, con l’ottenimento per il secondo anno consecutivo del prestigioso premio “Best Workplace”». Inoltre, «per realizzare il Bilancio di Sostenibilità 2017, relativo alle attività del 2016 sono state recepite le indicazioni fornite da 236 interlocutori dell’azienda (191 dipendenti, 34 clienti e 11 autorità, tra cui comuni, Arpa e associazioni locali), con l’obiettivo di un’impresa non chiusa in se stessa ma aperta al dialogo con la società e trasparente di fronte all’opinione pubblica».

Timac Italia, che da giugno 2016 ha lo stabilimento di Barletta sotto sequestro con facoltà d’uso, nell’ambito di una inchiesta condotta dalla magistratura di Trani sulla zona industriale di Barletta, ha eseguito in questi anni vari interventi in Puglia e fuori dalla Puglia. Investimenti così illustrati nel dettaglio: «Ambientalizzazione e miglioramento delle condizioni di lavoro nel sito di Barletta: oltre 1 milione di euro negli ultimi tre anni (188.000 nel 2015, 450.000 nel 2016, 720.000 nel 2017); ammodernamento della sede di Ripalta Arpina, in Lombardia; investimento in comunicazione trasparente 48.000 euro; investimento in formazione 50.000 euro». Al termine dell’incontro, è stato sottolineato: «Timac Agro Italia promuove la diminuzione degli sprechi alimentari grazie a modelli di business e di vendita che favoriscono la corretta nutrizione della pianta con una maggiore produttività agricola e una riduzione degli sprechi alimentari lungo le filiere di produzione (comprese le perdite post-raccolto). La tecnologia insita nei fertilizzanti Timac, inoltre, favorisce la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche riducendo il rilascio in aria, acqua e suolo, minimizzando gli effetti negativi sulla salute umana e sull’am - biente. Un impegno di alto valore etico per tutto il gruppo Roullier».

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 26 ottobre 2017

Timac Agro Italia convoca una conferenza stampa venerdì 8 settembre (ore 11) presso il proprio stabilimento di Barletta (Via Trani 21).

Durante l’incontro saranno forniti tutti gli ultimi aggiornamenti riguardanti il percorso di messa in sicurezza del sito.

All’incontro interverranno Andrea Camaiora (responsabile delle relazioni esterne dell’azienda), gli avvocati Matteo BenozzoFrancesco Bruno e Francesco Salvi (Studio legale Pavia e Ansaldo), Cédric Vienet (direttore dello stabilimento di Barletta) e l’ing. Giuseppe Lombardi (responsabile ambientale dello stabilimento).

L’azienda prende atto della decisione del Tar, la rispetta ma non la condivide. Comunque, possiamo rivendicare di aver sempre detto la verità.

Nel 2001 fu Timac a informare gli enti in ordine all’inquinamento già presente allora nello stabilimento e di nuovo nel 2009 fu l’azienda a iniziare le attività di caratterizzazione del sito, in vista delle opere di bonifica, pur senza obblighi immediati  di legge. È inoltre fatto inoppugnabile che gli enti da 297 giorni (presto sarà un anno!) sanno che l’inquinamento della falda proviene da monte idrogeologico ed esterno all’area dello stabilimento Timac.

Rispetto alla decisione del Tar, Timac ricorrerà al Consiglio di Stato, ma è chiaro che l’azienda continuerà a mantenere la linea del “doppio binario” che fin da principio aveva proposto e da ultimo hanno ribadito, ancora pochi giorni fa i suoi legali e i vertici aziendali in una conferenza stampa: da un lato la non condivisione del contenuto delle ordinanze, dall’altro la loro ottemperanza. In altre parole, la strada dei ricorsi alle ordinanze non è mai stata intrapresa per evitare di adempiere alle richieste degli enti locali, ma per il rispetto di una verità che riteniamo non sia stata sancita nemmeno dalla sentenza del Tar.

La sentenza infatti ha ritenuto legittime le due ordinanze senza considerare i dati disponibili agli enti dal 2001 e senza considerare affatto i dati dello studio Cnr-Arpa di luglio 2016 che mostrano inequivocabilmente come la questione dell’inquinamento ambientale a Barletta, quello della falda in particolare, sia ben più vasta rispetto all’area del nostro stabilimento e decisamente non a noi riconducibile. Il Tar, prescindendo da ogni fondata e pacificamente riconosciuta prassi giuridica, sostiene che nell'agosto 2015 l’ente abbia agito nella giusta direzione e dà anche atto che l’azienda, volontariamente, ha dato inizio alle attività di messa in sicurezza che attendono proprio la certificazione da parte degli enti, ma ci si continua a chiedere: arrivato lo studio Cnr-Arpa come si è posta la provincia e cosa sta facendo?

Non un provvedimento diverso e successivo, non un altro soggetto individuato e coinvolto, e, soprattutto, nessuna vera e primaria fonte dell’inquinamento della falda è stata individuata. Per adesso, infatti, sappiamo soltanto quello che ci viene confermato anche da Arpa: il flusso inquinante proviene da monte idrogeologico, esterno al nostro stabilimento, ma sembra non interessare a nessuno.

Timac proseguirà dunque in modo trasparente e coerente nella linea di condotta: barra dritta sulle opere di messa in sicurezza di suolo e falda ma in ambito giudiziale contestazione dei presupposti sulla base dei quali le ordinanze sono state emesse. 

Il Tar ha confermato che la Provincia ha agito a tutela dell’ambiente ma a questo punto è di tutta evidenza che lo ha fatto in base a congetture, ritenendole sufficienti ai fini dell’emissione delle ordinanzesenza accertare mai chi fosse e chi sia il reale inquinatore e senza sapere dove sia l'effettiva origine, neanche dopo le conclusioni dello studio idrogeologico. L'inquinatore è ancora il convitato di pietra di ogni discussione a Barletta, un convitato ancora totalmente ignoto.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 14 aprile 2017

Timac Agro Italia è un’azienda del gruppo francese Roullier che dal 1991 produce e commercializza fertilizzanti. L’azienda dispone in Italia di due stabilimenti produttivi: l’impianto di Ripalta Arpina, in provincia di Cremona, e l’impianto di Barletta.

Ma cosa sono i fertilizzanti? I fertilizzanti sono prodotti utilizzati in agricoltura e rappresentano per le piante quello che gli alimenti sono per l’uomo e gli animali. Le piante per vivere assorbono infatti gli elementi nutritivi che sono contenuti nel terreno sotto forma di sali minerali. Questi, però, con il tempo tendono a esaurirsi e pertanto debbono essere continuamente reintegrati. La funzione dei fertilizzanti è proprio quella di fornire alle piante tutti i nutrienti di cui hanno bisogno per mantenere un buon livello di fertilità e offrirci i raccolti da cui poi ricaviamo i cibi che finiscono tutti i giorni sulle nostre tavole: grano tenero e duro, olio, vino, pomodori, peperoni, melanzane, lattughe, patate, cipolle, carote, broccoli, cavoli, basilico, angurie, meloni, cocomeri, uva, pesche, albicocche, mele, pere, susine, agrumi, limoni, ciliegie.  

I fertilizzanti sono ottenuti attraverso la lavorazione di sostanze presenti in natura, come azoto, fosforo e potassio. E’ proprio l’utilizzo dei fertilizzanti a garantire un minor ricorso a sostanze chimiche nella produzione agricola: una pianta ben nutrita è con certezza anche una pianta sana e quindi più resistente a eventuali malattie (funghi, batteri, virus etc..). Questo comporta un minor uso di prodotti fitofarmaci e quindi la realizzazione di prodotti ortofrutticoli contenenti minori apporti di sostanze chimiche.

Punto di riferimento imprescindibile dell’attività di Timac Agro Italia è il concetto di fertilizzazione sostenibile: i fertilizzanti sono realizzati in modo che i loro elementi minerali siano interamente assorbiti dalle radici senza rimanere nel suolo e quindi senza produrre inquinamento, determinando al contempo un incremento significativo della quantità e qualità delle produzioni.

Ulteriore fiore all’occhiello di Timac Agro Italia è costituto dalla produzione dei cosiddetti concimi speciali, che ormai rappresenta circa la metà dell’intera produzione dell’azienda. La caratteristica di questi concimi rispetto ai concimi normali è quella di contenere non solo elementi minerali, ma anche altre sostanze di origine esclusivamente vegetale, e quindi nel rispetto ancor più evidente dell’intero ecosistema.

La manifestazione concreta della capacità di Timac Agro Italia di integrare attività industriale e rispetto dell’ambiente è rappresentata, inoltre, dalla presenza dello stabilimento di Ripalta Arpina in un’area che dal 1983 è stata eletta Parco dell’Adda Sud, rientrando quindi in un territorio protetto che interessa diversi comuni della provincia di Lodi e Cremona.

Timac Agro Italia mira a condividere la sua visione di sviluppo sostenibile con i propri clienti. L’azienda dispone infatti della più numerosa e capillare rete di tecnici specializzati nel campo della nutrizione vegetale e animale sul territorio nazionale. Sono i nostri ATC, assistenti tecnici a disposizione delle aziende agricole. Grazie alla rete di ATC, Timac Agro ogni settimana visita circa 3.500 aziende agricole in tutta Italia, alle quali offre assistenza specializzata nel campo della nutrizione delle piante e degli animali. 

 

I numeri di Timac Agro Italia

  • 495 lavoratori tra diretti e indiretti:
    -227 a Ripalta Arpina, di cui 168 diretti (77 commerciali, 48 industriali, 33 in sede, 10 interinali) e 59 indiretti
    -268 a Barletta, di cui 169 diretti (92 commerciali, 55 industriali, 22 interinali) e 99 indiretti
  • Oltre 100 tecnici commerciali agronomi
  • 17 aree di vendita
  • 2 impianti produttivi
  • 5 reti commerciali
  • 2 business unit