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Da redazione,
Il progetto europeo ReLEAF punta a trasformare scarti organici in fertilizzanti bio-based. TIMAC AGRO Italia, insieme a CNR, Università di Bologna e altri partner europei, lavora ai primi test di formulazione mentre il settore affronta sfide importanti sull’approvvigionamento delle materie prime

30 giugno 2026 – Il blocco dello Stretto di Hormuz ha riacceso un problema non nuovo ma sempre più urgente per l’agricoltura europea: la dipendenza da materie prime importate. Secondo le stime della Banca Mondiale, nel 2026 i prezzi alimentari globali aumenteranno in media del 31%, spinti per oltre la metà dal solo rincaro dell’urea, mentre la FAO segnala il rischio di una minore disponibilità di ammoniaca, fosfati e zolfo per le colture di base nei prossimi sei-nove mesi. Una pressione che si somma all’entrata in vigore, dal primo gennaio 2026, del meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) anche sui fertilizzanti importati.

È la prospettiva del progetto europeo ReLEAF, che riunisce 17 realtà tra imprese ed enti di ricerca provenienti da 9 Paesi con l’obiettivo di trasformare scarti organici e residui della filiera agroalimentare e ittica, in fertilizzanti bio-based capaci di alimentare il suolo senza passare dalle importazioni extra-europee. Per l'Italia, al progetto partecipano il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e TIMAC AGRO Italia. Quest'ultima sta sviluppando formulazioni di concimi bio-based di tipo NK, NP e NPK integrando gli ingredienti ottenuti dagli altri partner del consorzio, grazie a un proprio impianto di granulazione a scala laboratorio situato a Ripalta Arpina (Cremona). I primi test hanno dato risultati che il team di ricerca definisce coerenti con le attese di progetto, sia sul piano fisico che chimico.

Il lavoro scientifico si intreccia con un confronto più ampio tra industria e mondo accademico. Nelle scorse settimane, in cui TIMAC AGRO ha celebrato i 35 anni di attività in Italia, l’azienda ha organizzato un momento di incontro internazionale presso il Centro Mondiale dell’Innovazione (CMI) di Saint-Malo, in Bretagna – il principale centro di ricerca privato europeo nel campo della nutrizione vegetale, di proprietà del Gruppo Roullier, cui TIMAC AGRO è parte – coinvolgendo la propria rete di agronomi tecnici commerciali insieme a rappresentanti di Università Bocconi, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Udine e Università della Basilicata. Un confronto che riflette una tendenza più generale: il trasferimento tecnologico tra ricerca e impresa diventa decisivo quando il contesto geopolitico rende meno scontata la disponibilità delle materie prime tradizionali.

«In un momento in cui la catena di fornitura globale mostra tutta la sua fragilità, lavorare con università e centri di ricerca per trasformare scarti in risorse non è solo una scelta industriale, ma un modo concreto per dare agli agricoltori strumenti più stabili e meno esposti alle oscillazioni dei mercati internazionali – afferma Pierluigi Sassi, amministratore delegato di TIMAC AGRO Italia –. La sicurezza di un settore come quello agricolo si costruisce anche così: riducendo gradualmente la distanza tra il punto in cui nasce lo scarto e il punto in cui si produce il fertilizzante».

Il progetto ReLEAF proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori test sulle formulazioni individuate, in vista di una possibile industrializzazione dei processi su scala più ampia. Queste materie prime da economia circolare verranno successivamente valorizzate grazie alle tecnologie brevettate Roullier, in grado di massimizzare la nutrizione ed esaltare la qualità delle produzioni agricole.

Da redazione,
25 marzo 2026 - La Repubblica -

L'Intervista

Sassi ad Timac Agro: “Dal Medio Oriente arriva il 20% della produzione mondiale Con Hormuz bloccato ecco la tempesta perfetta”

Il prezzo è raddoppiato. «Prendiamo l’urea, il fertilizzante più utilizzato in questo periodo per le colture di cereali, mais e soia, che nel nostro Paese contano su grandi superfici: siamo passati dai 500 euro a tonnellata di gennaio-febbraio a 800. A fine anno era sui 400 euro».

Le forniture scontano il blocco dello Stretto di Hormuz, tanto che l’Europa ha lanciato un allarme carestia per l’anno prossimo. «Non mi sembra esagerato. Ci sono tutti gli elementi perché si realizzi, se la situazione non cambia. Qui siamo davanti a una tempesta perfetta». Pierluigi Sassi è amministratore delegato di Timac Agro, due sedi in Italia (Cremona e Barletta) parte della galassia Roullier, multinazionale francese da tre miliardi di euro di ricavi, attività in 60 paesi e oltre 11mila dipendenti nel complesso. Conosce i mercati dei fertilizzanti e mette in guardia: «I rincari arrivano in un momento delicato della campagna agraria. I campi di grano non possono più aspettare un’eventuale discesa dei prezzi, quindi gli agricoltori stanno sopportando questo incremento di costi. Per i fertilizzanti destinati a soia e mais, il margine è ormai di poche settimane».

Poi i rincari si scaricheranno sul carrello della spesa. Voi registrate difficoltà nelle forniture? «Al momento no. Le dimensioni del nostro gruppo ci consentono di avere le spalle coperte con i nostri stock di magazzino. E non abbiamo aumentato i prezzi della merce acquistata in passato a condizioni più vantaggiose, però prima o poi gli stock finiscono».

La chiusura di Hormuz ha un impatto diretto per i fertilizzanti made in Italy? «Il quadro è più complesso. Per noi i mercati più frequentati sono quelli nordafricani: Marocco, Egitto e Tunisia su tutti. Il punto è che dal Medio Oriente arriva un quinto dei fertilizzanti mondiali, destinati soprattutto all’India e all’Estremo Oriente».

Quei Paesi, trovando sbarrata la via di Hormuz… «Si riversano sui nostri mercati, l’offerta si riduce, sale la domanda e quindi i prezzi. A complicare le cose è anche la crisi degli idrocarburi che colpisce lo Stretto. Mi spiego: l’Egitto è un grande produttore di fertilizzanti come l’urea. Il punto è che quelle sono imprese energivore, consumano molto gas, che importano dal Medio Oriente».

Il gas è un altro nodo di questa crisi. Ieri il Qatar ha invocato la clausola di forza maggiore per le forniture di gnl all’Italia, qualche giorno fa l’Ue aveva chiesto agli Stati membri di tagliare stoccaggi per il prossimo inverno. «Ecco, in questo quadro l’Egitto potrebbe destinare più gas agli usi civili, riducendo la sua capacità produttiva. Per non dire dello zolfo, che si ottiene dal petrolio e serve per i fertilizzanti a base di fosforo, fondamentali per la semina dei cereali. Se la guerra si protrae, molti impianti si fermeranno».

Parlava di una tempesta perfetta: perché? «Perché dal 1° gennaio scorso è entrata in vigore la tassa europea sul carbonio alle frontiere (Cbam), che ha fatto alzare i prezzi delle materie prime prodotte fuori dall’Ue secondo standard ambientali meno virtuosi rispetto a quelli comunitari. E prima ancora a spingere i prezzi è stata l’invasione dell’Ucraina».

Da redazione,

TIMAC AGRO Italia, filiale italiana del Gruppo Roullier, annuncia ufficialmente il lancio della terza edizione degli Innovation Awards Roullier, il concorso internazionale sull'innovazione dedicato allo sviluppo di soluzioni pionieristiche per un'agricoltura sostenibile. L'edizione 2025-2026 si concentrerà sul tema "Dal mare all'agricoltura: le risorse marine come soluzioni sostenibili e virtuose per l'agricoltura", con l'obiettivo di promuovere progetti basati sulla ricerca applicata e sulla valorizzazione responsabile di queste preziose risorse. Il loro impiego a supporto della produttività agricola è l'intuizione che, più di 65 anni fa, ha dato vita a Groupe Roullier, che oggi promuove questo modello in tutto il mondo e attraverso la ricerca più avanzata. 

«Siamo orgogliosi di rappresentare l'Italia come una delle sette filiali ambasciatrici di questa iniziativa globale “ dichiara Pierluigi Sassi, ad di TIMAC AGRO Italia “ . Il nostro Paese possiede un ecosistema scientifico, accademico e imprenditoriale dinamico, che ben si presta a raccogliere questa sfida e a sviluppare soluzioni innovative in grado di avere un impatto concreto, sia a livello locale che internazionale». 

Il concorso prevede tre categorie di premi e si rivolge a realtà pubbliche e private, come università, centri di ricerca, start-up, studenti e organizzazioni non-profit. Il premio Exploration è destinato a progetti in fase di ricerca fondamentale o applicata, con un finanziamento fino a 300mila euro e una collaborazione scientifica con il Centro Mondiale dell'Innovazione del Gruppo Roullier. Il premio Scale up si rivolge a innovazioni con una prova di concetto già validata, e prevede 50mila euro e un supporto tecnico-industriale personalizzato. Il Premio Young Talent, dedicato agli studenti, premia idee innovative con 10mila euro e un programma di mentoring. 

«L'innovazione è da sempre nel nostro DNA. Con questa iniziativa vogliamo dare voce e supporto alle menti che stanno lavorando a soluzioni sostenibili, ispirate dal potenziale ancora inesplorato delle risorse marine “ aggiunge Sassi “. L'agricoltura del futuro si costruisce oggi, con una visione che unisce scienza, ambiente e territorio». 

Le candidature agli Innovation Awards sono aperte fino al 15 settembre 2025. 

I finalisti saranno annunciati a gennaio 2026 e la cerimonia di premiazione si terrà a marzo del prossimo anno a Saint-Malo, in Francia. Le domande possono essere presentate tramite il sito ufficiale innovation-awards.roullier.com 

In linea con la missione degli Innovation Awards, Groupe Roullier, di cui TIMAC AGRO fa parte, è partner ufficiale del progetto Energy Observer: il primo catamarano al mondo completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Alimentato da un sistema ibrido che integra energia solare, eolica e idrogeno prodotto a bordo, Energy Observer è un laboratorio galleggiante per l'innovazione tecnologica e la transizione ecologica. 

Il Gruppo Roullier sostiene attivamente il progetto con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo di tecnologie sostenibili per la mobilità marittima a basse emissioni. Nell'ambito di questa collaborazione, il Centro Mondiale dell'Innovazione Roullier sta organizzando una campagna di campionamento scientifico nelle acque italiane. 

L' obiettivo della missione è individuare potenziali risorse naturali applicabili allo sviluppo di tecnologie agricole sostenibili ed efficienti. I risultati saranno condivisi con la comunità scientifica europea per contribuire all'avanzamento delle conoscenze globali in campo ambientale e agronomico. 

Il Gruppo Roullier sostiene un'agricoltura sostenibile basata su tre pilastri: efficienza agronomica, per aumentare la produttività con meno risorse; sostenibilità ambientale, riducendo l'impatto ecologico e favorendo l'economia circolare; vicinanza agli agricoltori, per sviluppare soluzioni su misura per i territori.

Da redazione,

Timac Agro Italia ha ricevuto segnalazioni di polveri di colore rossastro e ha immediatamente attivato le verifiche del caso, anche attraverso campionamenti. Al momento l'azienda esclude di essere all'origine di queste polveri che hanno caratterizzato l'area industriale ma ritiene opportuno effettuare controlli prima di esprimersi ancor più compiutamente. Nell'assicurare la piena disponibilità dell'impresa a qualsivoglia forma di accertamento da parte degli enti, Timac conferma alla cittadinanza la possibilità di recarsi presso lo stabilimento previo contatto con gli uffici e ribadisce collaborazione con comune, comitati e opinione pubblica per qualunque eventualità.

 

La Repubblica - 10 gennaio 2025:

https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/01/10/news/invasi_da_polveri_inquinanti_provenienti_da_due_aziende_allarme_a_barletta_esposto_in_procura-423930243/

 

Barletta Viva - 10 gennaio 2025: 

https://www.barlettaviva.it/notizie/polveri-in-area-industriale-timac-escludiamo-coinvolgimento-ma-stiamo-attivando-accertamenti/ 

 

Da redazione,

 

 

 

Si è tenuto martedi 18 giugno presso lo stabilimento Timac Agro Italia di Via Trani, un incontro tra i rappresentanti dell’azienda di fertilizzanti per l’agricoltura, il comune e le associazioni ambientaliste.

“Timac - spiega il portavoce Andrea Camaiora - prosegue in un percorso intrapreso da tempo e nel quale l’azienda crede fermamente: dialogo, trasparenza e partecipazione. Per questo ci sembrava giusto mettere a disposizione i nostri tecnici per esporre i contenuti della domanda presentata agli enti di rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia). Desidero ringraziare il sindaco Cannito e gli ambientalisti per aver immediatamente aderito. Il comune è partecipe mediante il proprio tecnico più competente, il dirigente del settore, e i più attivi rappresentanti delle associazioni che vigilano sulle tematiche ambientali nella Bat”.

 

Antenna Sud:

 

Amica9 Tv:

 

 

 

 

 

Da redazione,

 

 

Si è riunito mercoledì 15 maggio il tavolo permanente sull’ambiente promosso da Timac Agro Italia con i comitati ambientalisti di Barletta. 

L’incontro – svolto come già in precedenza nello stabilimento Timac di via Trani – è stato allargato a importanti attori istituzionali, in primis il comune, rappresentato dal sindaco Cannito e dall’assessore all’ambiente D’Alba, e una delegazione di Confindustria guidata dal neo presidente della sezione Bat, Michele Scarcelli. I lavori coordinati da Andrea Camaiora, responsabile relazioni esterne di Timac, hanno visto gli interventi, tra gli altri di Gianni Vetrugno, direttore dello stabilimento, e dei rappresentanti di Legambiente (Raffaele Corvasce e Ruggiero Scardigno), di Uniti per l’Ambiente (Sandra Parente, Gaia Merra e Gigi Cappabianca) e di Operazione Aria Pulita (Michele Cianci e Michele Alfredo Chiariello). 

Significativi i richiami da parte dei comitati: Michele Cianci ha affrontato da subito il tema della delocalizzazione delle aziende, impegno da ‘governare’ sul piano delle scelte politiche attraverso il nuovo PUG che è in discussione a Palazzo di Città e alle opportunità e agli strumenti resi possibili da Regione e Unione Europea. Timac ha escluso preclusioni e ha confermato la sua disponibilità a un confronto serio, concreto e fattivo sull’argomento quando ce ne saranno le condizioni e il sindaco ha giudicato queste considerazioni «un punto importante da cui partire». 

Sandra Parente ha parlato della necessità che tutte le aziende facciano la loro parte in un processo di trasformazione e ammodernamento il più possibile rapido. Gaia Merra ha posto l’accento sulla necessità di fare presto, pensando alle giovani generazioni, in primis ai bambini. Michele Alfredo Chiariello, salutando con favore le aperture mostrate dalla Timac in merito al PUG, ha invitato l'amministrazione comunale a operare in modo sollecito e ha auspicato che il progetto coinvolga anche le altre aziende collocate nell'area industriale. Raffaele Corvasce ha chiesto che Confindustria faccia la propria parte nella sensibilizzazione delle aziende associate sul tema della delocalizzazione e ha richiamato tutti a incontri sempre più concreti e fattivi. Gigi Cappabianca ha invece domandato se l’impianto di messa in sicurezza attivo nello stabilimento Timac possa essere replicato, se necessario, da parte di altre aziende, trovando da parte dei tecnici presenti un riscontro positivo. Cianci, Corvasce e Parente hanno poi espresso al sindaco Cannito l’auspicio che gli enti diano seguito ai risultati chiari ed evidenti emersi dalla seconda campagna di monitoraggio. Un monitoraggio CNR Arpa che esclude Timac quale responsabile dell’inquinamento della falda. 

La riunione si è conclusa con l’apprezzamento del sindaco Cannito all’esito dei lavori e alla loro prosecuzione e con la promessa di Andrea Camaiora che il tema già avanzato da Timac nei precedenti incontri, relativo all’impegno delle imprese associate a Confindustria di ridurre l’impatto di mezzi pesanti su via Trani, diventi uno dei principali punti all’ordine del giorno della prossima convocazione del Tavolo per l’Ambiente.

 

Antenna Sud: 

 

Amica9 Tv:

 

 

Da redazione,

Timac Agro Italia esprime soddisfazione per il confronto schietto, positivo e propositivo che si è svolto venerdì scorso al termine della conferenza stampa nella quale sono stati presentati i dati di CNR e ARPA che escludono Timac come fonte di inquinamento della falda dell'area industriale di Barletta.

 
In particolare con Michele Cianci, Presidente del Comitato Operazione Aria Pulita Bat e con il Presidente di Legambiente Barletta Raffaele Corvasce, si è convenuto sull'opportunità di un più fitto dialogo all'insegna della collaborazione tra i soggetti variamente attivi nella vigilanza e nella tutela dell'ambiente in città .

 
La conferenza stampa è stata altresì l'occasione per una visione puntuale dei dati della seconda campagna di monitoraggio con il Comune di Barletta rappresentato dal primo cittadino Dr. Cosimo Cannito e dal dirigente del Settore Ambiente Ing. Ernesto Bernardini.


Al termine dell'illustrazione dei dati, che mostrano per tutte le sostanze inquinanti la provenienza in falda dall'entroterra di Via Trani verso la Timac e da lì in direzione della costa, i partecipanti hanno potuto effettuare una visita dello stabilimento, che ha incluso la presentazione dell'impianto di messa in sicurezza operativa ambientale (MISO) implementato da Timac nel 2021, e che rappresenta oggi nell'area industriale di Barletta l'unico, anche se limitato nello spazio, strumento di trattamento delle acque contaminate con l'obiettivo di riportarle nel rispetto dei valori previsti dalla legge.

 
Resta impellente oggi più che mai, a fronte dei dati che sono stati tardivamente resi pubblici, e per rispetto nei confronti dei cittadini e delle risorse pubbliche spese per le due campagne di monitoraggio, che gli enti procedano con solerzia ai passi conseguenti nel rispetto della logica e della legge.

 

 

TgR Puglia: 

 

Da redazione,

I dati della seconda campagna di monitoraggio svolta da Cnr e Arpa hanno permesso di completare il quadro relativo allo stato della falda sottostante l’area industriale di Barletta, colmando, dopo tanti, troppi anni, le lacune della prima campagna, attraverso un’estensione dell’area oggetto di indagine.

 

Finalmente da questo studio emerge inequivocabilmente la presenza di sorgenti di inquinamento dell’area industriale ubicate a monte idrogeologico rispetto a via Trani.

Lo studio conferma, quindi, quanto sostenuto fin dal primo momento da Timac Agro, attraverso le ricerche svolte autonomamente dai nostri esperti. In particolare, lo studio ha dimostrato che sono presenti sorgenti della contaminazione da metalli pesanti (arsenico, cromo esavalente, nichel, selenio, tallio) e da fluoruri, nitriti, solfati e composti organoalogenati che arrivano dall’entroterra, aldilà di via Trani, al di fuori dell’area dello stabilimento Timac.

Nello specifico, in merito al Cromo VI, lo studio mostra come l’area impattata si sviluppi dai piezometri PN17b e PN15, posti a monte idrogeologico rispetto allo stabilimento Timac, fino ai piezometri PZ1 e PZ6 che rappresentano le acque in entrata allo stesso stabilimento Timac. Per quanto riguarda invece l’Arsenico, l’indagine mostra che la concentrazione massima misurata è in corrispondenza del piezometro PN17b, anch’esso ubicato a monte dello stabilimento Timac.

Il flusso di falda giunge, dunque, a via Trani inquinato fino a quando non incontra il nostro sistema di messa in sicurezza ambientale, richiesto dagli enti locali e implementato da Timac a partire dal 2021, che intercetta le acque di falda a valle dello stabilimento per poi trattarle e re-iniettarle a monte dello stesso (lungo Via Trani).

Timac Agro sottolinea: “Non possiamo dimenticare che lo stabilimento ha sfiorato la chiusura definitiva con il sequestro imposto sulla base di dati parziali e incompleti e che solo la caparbietà dei vertici aziendali e dei nostri consulenti ha consentito di evitare. Oggi esprimiamo soddisfazione constatando che anche questa volta quanto sempre dichiarato e sostenuto da Timac trova pieno riscontro negli esiti di questo secondo monitoraggio. Si tratta di dati che, come recentemente dichiarato in commissione ambiente di regione Puglia, sono esaustivi e non necessitano di ulteriori campagne di monitoraggio, ma noi e tutta la città abbiamo dovuto attendere quasi tre anni da quando è stato eseguito il campionamento perché fossero resi pubblici”.

“I dati del secondo monitoraggio ambientale - afferma l’Avv. Francesco Salvi, legale dell’azienda – dimostrano come non vi sia alcuna responsabilità di Timac nella contaminazione della falda. Per questo, ora che si conoscono i nuovi dati, continuare a riferirsi a quelli del precedente monitoraggio (2016) e alle determinazioni della Provincia di ben 8 anni fa è privo di alcun senso”.

Il professor Matteo Benozzo dichiara altresì: “Visti i dati pubblici e alla luce di tutte le verifiche e gli studi compiuti negli anni da Timac sotto il controllo e con validazione di Regione, Provincia, Comune e Arpa, è lecito aspettarsi ora la revoca delle due famose ordinanze, oramai definitivamente superate”.

 

TeleSveva:

 

Amica 9:

Telenorba:

Da redazione,

Passo importante nella tutela dell'ambiente dell’area industriale di Barletta: Timac Agro è stata autorizzata a potenziare ulteriormente una nuova misura di messa in sicurezza operativa (MISO) della falda. Il nuovo impianto, che sarà completato in pochi mesi, intercetterá le acque inquinate della falda che caratterizzano l'area industriale e che, giungendo a valle nello stabilimento di fertilizzanti di via Trani, saranno prelevate dalla falda, trattate per rimuovere le sostanze inquinanti e reimmesse nel flusso di falda.

La determinazione, giunta con atto dirigenziale n.193/2020 del Servizio Bonifiche e pianificazione della Regione, è stata approvata all'unanimità dagli enti (Arpa, Asl, Provincia, Comune). Con la soluzione adottata, Timac Agro è una tra le prime aziende in Puglia che adotta una soluzione così innovativa.

La multinazionale, guidata in Italia dall’ing. Pierluigi Sassi, sottolinea: «È una certezza in più, un punto fermo, un potenziamento del servizio ambientale di cui Timac Agro si è fatta carico a beneficio della comunità locale. Il nuovo impianto ha un funzionamento simile a una lavatrice rispetto alle sostanze inquinanti che caratterizzano l'intera area industriale di Barletta: le preleva a valle dello stabilimento, le tratta, le bonifica e le reimmette in falda a monte rispettando le scrupolose indicazioni ricevute da Arpa Puglia, anche per mantenere sotto controllo il cuneo salino proveniente dal mare».

L'impianto rappresenta un importante costo per l'azienda: 350 mila euro, senza contare gli oltre 60 mila euro all'anno dei costi di gestione. Somme che, aggiunte ai tre milioni e mezzo di euro già spesi in questi anni da Timac, fanno sfiorare l'enorme cifra di 4 milioni di euro. «Sono risorse ingenti dedicate alla gestione ambientale – sottolineano dall'azienda di via Trani – che dimostrano ora più che mai che Timac sente forte l'attaccamento a Barletta e che intende continuare ad investire su questo sito. D'altro canto, sebbene questa nuova misura di contenimento dell’inquinamento vada nella direzione di migliorare la tutela ambientale della zona industriale di Barletta, non si può dimenticare che rimane ancora aperta la questione sollevata da ben 1459 giorni dal primo studio CNR/IRSA su chi sia il vero inquinatore della falda».

Tele Sveva:

Teleregione Color:

 

Amica 9 Tv: